[a 300 gradi ] 05 Settembre, 2008 11:34

 

Riportiamo, tanto per far vivere ogni tanto il sito, e a dispetto degli altri soci che parlano parlano ma alla fine non fanno una mazza, un articolo da un sito di tifosi interisti, ma che mette in luce un fenomeno orribile di cui siamo stati testimoni in svariati forum di tifosi: l'emergere di un razzismo per nulla velato che si riassume nella frase "non esiste un negro italiano". Ci spiace per tutti i nazistoidi in giro per gli stadi e per i loro soci qualunquisti, esiste, ed è fortissimo.

scritto da watergate venerdì, 05 settembre 2008 alle 09:52

   La galleria dei pagliacci da circo mascherati da tifosi di calcio è ricca e variopinta come un museo di storia naturale, ma l'ultimo esemplare arrivato e messo in mostra suscita più ribrezzo di un singolo dance di Gigi D'Alessio. Non che non ci siamo abituati, beninteso. Una delle peggiori eredità di Calciopoli è lo juventino incazzato col mondo, che pensa di essere vittima di un complotto planetario ordito da una personalità che prima giudicava demente e adesso reputa capace delle peggiori diavolerie. Non starò a rovinarvi il fegato con della bassa sociologia. Gli juventini hanno sempre rubato e lo sanno bene. Vivono questo dramma interiore scaricando le colpe sugli altri, nonostante abbiano commesso le peggiori ruberie della storia dello sport. Ora, aggiungete a questa già preoccupante paranoia un pizzico di xenofobia, del sano orgoglio razzista e troverete pronto il nuovo orrido esemplare che da tempo urla negli stadi e scaccola nei forum dei principali siti italiani al grido di "Non Esiste Un Negro Italiano", già sentito durante il Trofeo Tim. L'anti-interista razzistoide che non vuole Balotelli in quanto nero e figlio di genitori ghanesi.

   La storia di Balotelli è da copertina, meravigliosa, indice di quella integrazione che - a parer mio - arricchisce un popolo. Io ho le mie idee politiche ma so per certo che uno dei migliori modi per progredire è integrarsi, al di là delle naturali esigenze di sicurezza che possiamo desiderare in un dato momento storico (e in particolari condizioni... non entro nel merito della polemica politica, non è la sede). Tuttavia, a Mario Balotelli alcuni tifosi anti-interisti (e saranno sempre di più dato che l'ignoranza impregna più della saggezza) vorrebbero impedire, da italiano come loro, di vestire la casacca della Nazionale. Ecco alcuni commenti fatti passare dalla moderazione del sito della Gazzetta dello Sport.

Badboy83 (milanista e sardo come me): "Sei fortissimo ma non basta avere il cognome italiano per la maglia azzurra... sei ghanese onora quella maglia". Member 189076 (sembrerebbe di Arcore) ci pensa su e dichiara: non credo sia giusto portarlo in Nazionale. Un tizio chiamato Bergarich ci va duro con lo stereotipo del calciatore africano, mettendo in dubbio l'età di SuperMario (registrato all'anagrafe di Palermo!):  "Credo che dovrebbero studiare il fisico di questo calciatore. Non ho mai visto un calciatore con quel fisico a 17 anni. Secondo me ha quasi 30 anni". L'aggravante di proporre la cura in stile T4 non è niente male. Il Fenomeno27 ha paura del melting-pot, rispolverando un vecchio refrain caro a Le Pen: "Tra poco l'Italia assomiglierà alla Francia, che delusione!". E così via. Gente decerebrata che dice "purtroppo ci toccherà vederlo in Nazionale" si trova anche qui, altrove si fa ancora ricorso al colore della pelle per determinare la nazionalità. Qui pure c'è tanta spazzatura. Qua siamo al delirio. Siccome tutto il mondo è paese ne accomuna più la stupidità che l'intelligenza: non mancano i tifosi interisti "contrari" a SuperMario.

   Ecco, se c'è un segnale che la scuola italiana ha completamente fallito il proprio obiettivo, negli ultimi 25 anni, è questo: degli stupidi sgrammaticati che scrivono cose indicibili degne di peggior causa.

da bauscia.splinder.com

[a 300 gradi , La dura legge del gol ] 10 Giugno, 2008 12:47

Sui libri di storia di solito c'è scritto “si respirava un clima generale di paura e odio”. Sui giornali sportivi si accenna soltanto a incroci pericolosi e retate dei birri (europei) contro i cattivoni nazi. Poi fine, che il calcio ci deve fare rilassare. In realtà però questo inizio di Europeo, oltre a fornire spettacoli squallidi (vedi Romania Francia) ha dato in pieno l'idea di cosa significhi sentirsi in Europa. Si sa che noi italiani quando facciamo le cose le facciamo per bene. Siamo in grado, di solito, di capire da che parte tira il vento e remare immediatamente in quella direzione. Anche prima di altri. E allora la barbarie italiana non sembra stupirci, dando un occhio a quello che gira intorno all'Europeo di calcio.

Calcisticamente parlando, ad esempio, vedere i polacchi contro i tedeschi, si fa presto a decidere per chi tifare. I panzer ad ogni corsetta o passaggio sembrano urlare Anschluss. Ad ogni cross, sembrano marciare in migliaia, uniti e compatti a riempire aree di rigore come fossero piazze. Poi quella fascia nera sulla maglietta, che non preannuncia niente di buono. Invece loro i polacchi, hanno la maglietta rossa. Anche se il brand è Puma, lo stesso dell'Italia, della Svizzera, dell'Austria (tutte perdenti: porta mica sfiga?) sembra una di quelle divise delle squadre dell'est dei pre Ottanta. Strette e un po' sfigate. Sarà quella scritta a destra, Polska e quel baffetto dietro. Molto Goodbye Lenin. Poi dopo 5 minuti li infila proprio lui, Podolsky, il centravanti polacco (ma che gioca con la Germania) che gli servirebbe, per aiutare il suo connazionale Smolarek, occhi spenti e fisico sfigato: sembra appena uscito di nascosto da un corso di marxismo per andare a pregare sulla tomba di Woitila.

E invece il panzer acquisito ne mette dentro un'altra e fa la faccia triste. Qualcuno pensa: hai fatto gol, esulta! Se sei così triste potevi pensarci prima e scegliere di giocare con i tuoi fratelli polacchi. La pensa così un ex ministro nazionalista polacco: via la cittadinanza a quel bastardo! Ma non solo. I tedeschi sono stati zitti, dopo, ma anche prima: quando un quotidiano polacco ha mostrato l'immagine del mister polacco (che polacco non è) tenere tra le mani lo scalpo di Ballack e del tecnico tedesco. Agghiacciante e perfetto: le due teste penzolanti avevano gli occhi chiusi. Quando si dice l'attenzione ai dettagli. E finisci che godi alla doppietta del polacco tedesco. Ben vi sta. E poi siete la terra del Papa che ha sconfitto il comunismo: non ve lo perdoneremo mai.

Ognuno quindi si incita e aizza a proprio modo, in un clima che viene da rimpiangere quelle belle gradinate carioca o africane che si vedono ai mondiali. E' la vecchia Europa che annega nella sua merda, invece, quella che vediamo nel suo riflesso calcistico e di tifo.

Per caricarsi prima delle partite Materazzi – simbolo della perfidia e della cattiveria calcistica - aveva detto di ascoltare Notti Magiche, innocuo, mi pare. Bilic, mister della Croazia, invece intona canti nazisti degli ustascia e pretende che i suoi giocatori cantino insieme a lui. La cosa grave non è la scelta di Bilic. E' che tutti i giocatori cantano. E per non farli sentire soli, la stessa canzone (una hit nazi croata) la cantano anche i loro tifosi. Se si aggiungono i nazi tedeschi, i nazi austriaci e i consueti tricolori littorici italiani, quel solito nasino all'insù dei francesi e gli inglesi che non ci sono ma che decidono che Modric (lo conoscete?) è il quinto - o il quarto e comunque viene prima di Ibra, per dire - migliore giocatore europeo solo perché ha fatto fuori loro, dobbiamo sperare davvero che passino questi vecchi europei e arrivino i mondiali con altre civiltà che si affacceranno allo stadio e ci diranno: fate proprio cagare, europei!

[a 300 gradi , La dura legge del gol ] 10 Giugno, 2008 10:05

Italia-Olanda 0-3

Siamo un paese senza memoria, in cui i colpi bassi arrivano anche da quei pochi uomini che decidiamo di supportare. Perfino nel calcio, passatempo godurioso che seguiamo ormai senza passione, ma con attenzione e curiosità tattica immutata. E così Donadoni da simpatico diventa una delle nuove cause perse, mettendo in campo - all'esordio dell'Europeo - una squadra che ha ricordato il Genoa all'esordio in A: 0-3 dal Milan e l'idea che uomini e allenatore fossero vagamente allo sbaraglio nella competizione da affrontare. Non di categoria, per dire.

Si diceva della memoria: non ci ricordiamo le leggi razziali e Donadoni non ricorda il campionato appena concluso. O abusa di erba (perdita della memoria breve) o anche lui è vittima della presunzione tutta sacchiana. Quello che pensava di trasformare un bomber (Signori) in un difensore, tanto per intenderci. Quello che pensava di avere inventato il calcio, anche.
 
Quali sono stati i segnali del recente campionato? Che il Milan è cotto. Che il Palermo ha la terza peggiore difesa del campionato. Che Materazzi è inguardabile. Che Camoranesi ha fatto un'annata agghiacciante.
Ieri contro l'Olanda l'Italia ha schierato: il centrocampo del Milan (mentre i tonici romanisti Perrotta, De Rossi e Aquilani si sbaciucchiavano con le mogli e giocavano a nascondino con i figli, tanto non sarebbero mai entrati), Materazzi, Barzagli e Camoranesi (con Cassano in panchina. E se un genoano urla al sacrilegio, ci sarà un motivo!). Perché? Mistero.

E ancora. Come diceva il maestro Brera, i nostri successi sono sempre arrivati quando abbiamo giocato seguendo antropologiche regole applicate al calcio. Che paese è l'Italia? Un paese di carogne, di pecoroni, di meschini, ignavi, gente senza coraggio, timorosa e forte solo con i deboli, che dà il meglio (o il peggio a seconda della visuale) quando scatta l'emergenza. Ed ecco i furbetti, l'astuzia, il “dimmelo tu che te lo dico io”. Tradotto in calcio: dietro a fare finta di morire piangendo e invocando Padre Pio e quando meno te lo aspetti ecco la furbata (cadute, falletti e contropiede) e bestemmia come esultanza. Siamo così.

Invece Donadoni sceglie il tridente. Però, forse per rispetto delle nostre caratteristiche storiche, o per paura dei giornalaia allenatori, lo maschera: e così Di Natale e Camoranesi seguono i folletti olandesi posti tra le linee (Snejder e Van Der Vart) e ballano in continuazione, senza difendere e senza avere il pelo per l'attacco, sbilanciando una squadra che a tratti è apparsa più in balia di se stessa che non degli avversari.

Ora a questo punto contro i rumeni è il dramma sportivo. Preferiamo un successo di Mutu e compagni che minimamente vendichi le angherie che sopportano i loro connazionali in Italia, o in fondo il calcio non è la politica e quindi auguriamoci di asfaltarli e andare avanti, almeno mantiene un po' di interesse questo Europeo che, se non ci fossimo stati noi a beccare tre pere, sarebbe uno dei più noiosi, insipidi e meno interessanti della storia?


[a 300 gradi ] 06 Giugno, 2008 08:54

 

Questo blog avrebbe molto da dire, ma chi ci scrive è malato di cialtronite cronica, quindi vi dovrete accontentare della sua estrema discontinuità. In questo momento vorremmo parlare degli Europei che arrivano, ma in effetti c'è chi lo farà in maniera più interessante di noi. Al massimo ci cimenteremo in valutazioni calcistiche, dato che quelle sociali e politiche hanno ampio spazio su un blog dedicato: euro08.noblogs.org

Stampate, diffondete, pensate!

[a 300 gradi ] 09 Aprile, 2008 17:27

 

A tutti noi rivoluzionari della domenica piacerebbe avere una squadra di calcio nuova, legata a una gestione popolare e collettiva, ma capace di competere ai massimi livelli, una sorta di Saint Pauli della serie A. Purtroppo però il tempo delle favole è finito da un pezzo nel mondo pallonaro, e in ogni caso prima di immaginare un modello societario nuovo per un team di calcio, dovremmo forse provare a conoscerne i meccanismi un po' più a fondo. Continuando a seguire con attenzione alcuni processi in atto, vedi il tentativo di azionariato popolare per salvare lo Spezia Calcio, non si può non notare come in Italia si abbiano molti esempi di come dovrebbe essere una società di calcio moderna di alta fascia. Alcuni si possono considerare più riusciti, altri sono invece catastrofici. Nessuno ovviamente può considerarsi neanche lontanamente vicino alla perfezione. Cerchiamo di andare con ordine, vedere alcuni esempi e poi cercare di mettere in fila come dovrebbe funzionare in teoria.

 (Continua)